Relazione introduttiva e conclusioni dell’assemblea del 18 Ottobre

Giovedì 18 ottobre 2012 alle ore 17 presso l’aula “Rasetti” della facoltà di Fisica dell’Università “La Sapienza” di Roma si è svolta l’assemblea cittadina delle lavoratrici e dei lavoratori delle società “in house”. 

All’assemblea, ricca di partecipazione (oltre 150 persone) e determinazione, si è discusso degli effetti della recente legge sulla “Spending review” (L. 135 del 7 agosto 2012 di conversione del D.L. n° 95 del 6 luglio 2012), la cui applicazione, particolarmente nell’art. 4, porterà IL LICENZIAMENTO DI CENTINAIA DI MIGLIAIA DI DIPENDENTI a livello nazionale e LA RIDUZIONE GENERALIZZATA DEI SERVIZI PUBBLICI PER I CITTADINI.

Dal dibattito è emersa la consapevolezza che esiste un muro di silenzio dei mass media sulla base del “divieto di critica al governo Monti” che va rotto per rendere la cittadinanza consapevole degli ulteriori tagli ai servizi che sono in via di realizzazione.

Inoltre si è sottolineato come lo stesso Ministro dell’economia abbia in un intervista rilasciata ad agosto al quotidiano “La Repubblica” dichiarato che le società in house vanno chiuse per permettere ai capitali privati di aggredire questo mercato, ALTRO CHE RISPARMI DI SPESA!

Del resto l’assemblea ha convenuto che dati alla mano solo l’internalizzazione dei servizi e dei dipendenti in essi impiegati garantirebbe un reale risparmio nei costi per la collettività con un miglioramento della qualità dei servizi.

Pertanto per continuare nel lavoro di costruzione di un movimento autorganizzato a tutela dei servizi ai cittadini e delle condizioni e dei posti di lavoro, per la soppressione dell’articolo 4 della spending-review l’assemblea ha deciso:

La continuazione del lavoro a rete per elaborare le iniziative ed i progetti per la salvaguardia di posti di lavoro e servizi ai cittadini con incontri a cadenza settimanale;

La convocazione di una assemblea cittadina sulla piazza del Campidoglio in occasione dei prossimi confronti fra OO.SS. ed amministrazione capitolina sull’applicazione della spending-review;

Di indire una manifestazione sotto forma di presidio sotto la sede governativa del commissario alla spending-review Bondi il prossimo 14 novembre.

A seguire la relazione e le conclusioni dell’assemblea.

RELAZIONE INTRODUTTIVA

La spendig-review è un progetto di trasformazione dello Stato che a partire dalla “revisione” della spesa si pone l’obiettivo di ridurre e ridefinire il welfare, il rapporto fra potere centrale e periferia, la struttura stessa degli organi che costituiscono la nostra repubblica; tutto ciò finalizzato all’asservimento di “nuove” aree del bene pubblico all’interesse della valorizzazione del capitale attraverso processi di privatizzazione degli enti e delle società pubbliche, liberalizzazione dei mercati dei servizi pubblici, soppressione di servizi pubblici non redditizi. Pertanto non possiamo vedere la spending-review come un semplice, per quanto devastante, provvedimento legislativo ma bensì come un processo di trasformazione dello Stato in direzione degli interessi del capitalismo europeo e della nuova costituzione europea. E’ evidente che questi elementi necessiterebbero di una analisi ben più profonda e articolata rispetto a quanto è possibile svolgere in una assemblea che si pone invece l’obiettivo di lavorare alla costruzione di un movimento per contrastare la spending-review a partire dalla specificità delle nostre realtà lavorative: le società inhouse.

In specifico siamo qui per contrastare e abrogare l’articolo 4 della legge 135/2012, pubblicata sulla gazzetta ufficiale il 14 agosto.

Infatti questo articolo ha l’obiettivo di liquidare, entro il 31/12/2013, le società inhouse della Pubblica Amministrazione attraverso la loro privatizzazione o la loro chiusura, con conseguente peggioramento delle condizioni fino alla perdita del posto di lavoro di un numero di lavoratrici e lavoratori che varia, secondo i documenti ufficiali, da 100 a 200 mila su tutto il territorio nazionale con una stima di poco inferiore alle 10 mila unità per la sola città di Roma. Se attuato questo progetto avrebbe inoltre la conseguenza di peggiorare e aumentare i costi per i cittadini di molti servizi pubblici e la scomparsa di altri.

Che cosa sono e fanno infatti le società in-house? Le aziende in-house hanno una forma contrattuale che spazia dalla fondazione alle s.p.a. (per esempio le realtà promotrici di questa assemblea sono tutte s.p.a ad eccezione di Zetema che è una s.r.l.) e sono società la cui proprietà è detenuta interamente o comunque è controllata dalla Pubblica amministrazione (enti locali, regioni, enti pubblici non economici ecc.). Essere in-house significa essenzialmente rispettare 3 requisiti previsti dalla normativa nazionale ed europea e cioè: proprietà totale o comunque maggioritaria dell’ente pubblico, attività in larga parte (fra il 90 e il 70% dei ricavi) svolta in favore dell’amministrazione pubblica, regime del controllo analogico cioè è l’ente pubblico a decidere politiche ed attività della società ed il suo bilancio è inscritto in sintesi nel bilancio dell’ente proprietario.

Le società in-house svolgono funzioni estremamente diversificate anche se tutte a vantaggio dei cittadini e della pubblica amministrazione per esempio le lavoratrici ed i lavoratori presenti alla costruzione di questa assemblea si occupano di innumerevoli compiti (gestione banche dati fiscali, anagrafiche, sanitarie e immobiliari; servizi alla cultura dai musei alle biblioteche dall’informagiovani all’informazione turistica, servizi urbanistici, servizi di contrasto al disagio sociale ed alla disoccupazione ecc.). Il fenomeno dell’inhouse ha subito un considerevole sviluppo negli ultimi decenni di pari passo con il processo di riduzione dei dipendenti pubblici, sono state e sono infatti al contempo strumenti utili a garantire la continuità dei servizi ai cittadini altrimenti resi impossibili dai tagli continui alla pubblica amministrazione e sistemi per “aggirare” il blocco delle assunzioni, comunque spesso attraverso forme contrattuali precarie e in ogni caso con minori tutele dei pubblici dipendenti. Non ci nascondiamo che in questi anni sono diventate spesso anche luoghi di clientelismo dove creare posti dirigenziali per qualche segato della politica o amico degli amici ma questo non c’entra nulla con le lavoratrici ed i lavoratori che con il loro impegno rendono possibile il mantenimento in essere di servizi pubblici altrimenti assenti.

Dopo questa doverosa presentazione delle nostre realtà ci vogliamo soffermare sul primo punto che caratterizza la nostra presenza qui e la proposta che presentiamo alla città: l’autorganizzazione. Infatti il principale elemento di omogeneità fra tutte e tutti è la consapevolezza che non è più tempo, ammesso che lo sia mai stato, di deleghe a sindacati, partiti o comunque organizzazioni verticistiche che hanno dimostrato senza più ombra di dubbio di non voler tutelare la condizione di chi lavora e di essere ostacolo al benessere delle persone. Questo non esclude che fra le lavoratrici ed i lavoratori presenti qui e quelli che ci auguriamo di aggregare non ci possano essere iscritti o delegati di questo o quel sindacato (infatti già attualmente presenti): a fare da discrimine è semplicemente la volontà di svolgere lavoro di massa in prima persona, di accettare il metodo dell’orizzontalità e assembleare per il confronto e le decisioni, di rispettare ogni diversità e respingere ogni forma di sopraffazione nelle relazioni fra noi pure nei momenti più aspri del confronto che si dovessero verificare. Tanti altri sono gli elementi che caratterizzano una proposta di autorganizzazione ma in questa fase del nostro confronto questo è il livello minimo di condivisione che abbiamo realizzato.

Va da sé che questa assemblea è stata costruita attraverso il confronto e l’impegno di tutte le realtà firmatarie ma a ciò si è giunti attraverso un percorso che è partito dalla forte mobilitazione realizzata nella seconda metà di Luglio sotto il Senato (sei giorni consecutivi di sciopero e presidio) contro l’articolo 4 della spending review. Una mobilitazione che ha avuto come primi risultati la modifica dell’articolo 4 in modo da eliminare l’automatismo della cessione delle inhouse che caratterizzava il provvedimento legislativo nella sua stesura originaria e ha permesso avviare questo percorso di lotta. Dopo esserci incontrati e conosciuti nella mobilitazione abbiamo deciso di continuare insieme a sviluppare un percorso di lotta e organizzazione attraverso una serie di incontri che si sono susseguiti a settembre ed ottobre convinti e convinte della necessità di ampliare il movimento di lotta ed è in questo senso che abbiamo pensato di promuovere questa assemblea cittadina (già oggi altre realtà di lavoratrici e lavoratori si sono aggiunte e molte altre speriamo di raggiungerne). Con l’ambizione di confrontarci e coinvolgere nel percorso di lotta anche tante altre realtà di lavoro e non che come noi contrastano le politiche di impoverimento, taglio ai servizi sociali, devastazione della condizione dei lavoratori, smantellamento del poco di stato sociale ancora presente e lo fanno privilegiando il metodo dell’autorganizzazione. La nostra non è solo una battaglia per difendere i nostri posti di lavoro ma anche una lotta per preservare servizi sociali ed alla persona e attività di pubblica utilità ed è dunque rivolta a tutte e tutti.

CONCLUSIONI DELL’ASSEMBLEA

Ecco dunque le nostre proposte all’assemblea: definizione dei successivi passaggi di mobilitazione ed attivazione, stabilizzazione dei momenti di confronto e lavoro comune, condivisione delle lotte e delle iniziative.

In specifico noi auspichiamo che nell’assemblea si sviluppi un dibattito articolato e concreto che privilegi il confronto sull’ordine del giorno dell’assemblea rispetto alla narrazione della propria realtà ed esperienza. Non tanti racconti che si sommano ma il confronto diretto di donne ed uomini che vivono una comune condizione di sfruttamento ed impoverimento per ricercare insieme gli obiettivi di miglioramento della nostra condizione e le forme per realizzarli.

Per tutto questo l’assemblea che ha visto la partecipazione ed il ricco dibattito di oltre 150 lavoratrici e lavoratori ha deciso:

–      La continuazione del lavoro a rete per elaborare le iniziative ed i progetti per la salvaguardia di posti di lavoro e servizi ai cittadini con incontri a cadenza settimanale a partire dal prossimo mercoledì 24 ottobre alle ore 18 a via Passino, 20 (zona Garbatella);

–      La convocazione di una assemblea cittadina sulla piazza del Campidoglio in occasione dei prossimi confronti fra OO.SS. ed amministrazione capitolina sull’applicazione della spending review;

–      Di indire una manifestazione sotto forma di presidio sotto la sede governativa del commissario alla spending review Bondi il prossimo 14 Novembre.

L’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori delle società in house

18 Ottobre 2012

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