Regione Lazio: il futuro incerto delle società in house tra internalizzazione e smantellamento

Proponiamo un articolo tratto dal sito coreonline.it che fa un eccellente riassunto della nostra vicenda:

La spending review montiana vorrebbe lo smantellamento delle controllate regionali, un problema da migliaia di lavoratori la cui soluzione sarà prioritaria per la prossima Giunta. Il caso di Lazioservice S.p.A.

(di Fabio Ferrari)

Il 2012 è stato un anno particolare per la Regione Lazio. Mentre Fiorito e compagnia scialacquavano in feste i soldi dei contribuenti, la spending review del governo tecnico colpiva gli enti locali obbligandoli ad adottare misure che ne riducessero i costi di funzionamento.

Nel mirino dei tagli soprattutto le società in house della Regione Lazio. Per queste, se rientranti nelle previsioni della legge n. 135/12 (spending review), in vigore da agosto, si prospetterebbero due soluzioni: la vendita ai privati o lo scioglimento entro il 31 dicembre  2013. Nel frattempo, al fine di facilitare le previsioni normative della riforma, veniva chiesto di presentare entro il 15 novembre un piano di riordino delle società, mirato ad accogliere le novità connesse alla legge in un nuovo quadro di gestione amministrativa.

Di fronte al calare della scure montiana, ad ottobre la Regione presentava un ricorso di legittimità presso la Corte Costituzionale. Secondo i ricorrenti la legge sulla spending review violerebbe il riparto di competenze amministrative stabilito dall’art. 118 della Costituzione. A margine del ricorso, l’analisi ricognitiva sulla natura operativa delle società, predisposta dagli Uffici regionali e approvata con delibera ai primi di dicembre, ne metteva in risalto la natura strumentale posizionando tutte le controllate nei casi di esclusione previsti dalla legge medesima, ponendo nelle considerazioni dalla Regione le in house regionali al riparo dagli obblighi di dismissione.

Nel vivaio della Regione Lazio vi sono undici società, quasi tutte controllate al 100%, per un totale di circa 5600 lavoratori diversamente distribuiti. In termini occupazionali, ad un nutrito drappello delle società finanziarie regionali con pochi dipendenti fanno da contraltare i numeri di Cotral S.r.l e Lazioservice S.p.A., rispettivamente con circa 3500 e 1300 unità ciascuna. Se da un lato Cotral non ha mai rischiato la scure della spending review, in quanto società di trasporto pubblico locale e dunque servizio pubblico di interesse generale, Lazioservice ha invece subito forti pressioni “centrifughe”, in risposta alle quali non si sono fatte attendere le mobilitazioni dei lavoratori.

A partire da luglio, infatti, i dipendenti di Lazioservice hanno caratterizzato una mobilitazione che, insieme ai lavoratori di altre società in house della Pubblica Amministrazione, è culminata il 14 novembre con una manifestazione presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Il percorso di opposizione alla spending review ha rappresentato un’occasione per mettere in rete le società in house legate ai diversi enti pubblici, tra le quali ACI Informatica, Capitale Lavoro, Lazio Service, Risorse per Roma e Zetema,costruendo una piattaforma comune in difesa dei posti di lavoro e della privatizzazione dei servizi offerti dalle società. Tra le principali  rivendicazioni, oltre al mantenimento dei livelli occupazionali,  le richieste di internalizzazione negli enti verso i quali le società in house svolgono servizi strumentali al loro funzionamento.

Una soluzione che, rivendicano i lavoratori, comporterebbe un notevole risparmio grazie al taglio dei costi di onerosi consigli d’amministrazione, oltre che ad una gestione delle professionalità dei dipendenti più coerente con le funzioni dell’ente interessato.

“Saputo dei rischi che correvamo a causa della spending review – racconta un impiegato di Lazioservice – abbiamo iniziato a metterci in movimento con una raccolta firme per chiedere garanzie e chiarezza sulla situazione. Una mobilitazione nata spontaneamente anche a causa del comportamento dei sindacati confederali, i quali sulla vicenda non hanno mai convocato alcuna assemblea, neanche per i propri iscritti. Solo dopo il 10 dicembre scorso è stato reso noto un accordo siglato ben due settimane prima tra i confederali e i rappresentanti della Giunta, con il quale veniva accettata l’esternalizzazione di alcuni servizi di Lazioservice come contropartita al mantenimento di gran parte dei livelli occupazionali.”

Non sono rari i precedenti di internalizzazione dei lavoratori negli Enti Pubblici. Nel 2010, la soppressione dell’IPI, società in-house del Ministero dello sviluppo economico, ha visto il trasferimento del suo personale a tempo indeterminato al Ministero dello sviluppo economico. Anche la spending-review, con la soppressione della società Buonitalia S.p.a., attualmente in liquidazione, ha attribuito le risorse umane della società all’ICE (Istituto per il Commercio Estero), di fatto internalizzandone i lavoratori.

Rilevano i casi tra gli enti locali. Se recentemente la regione Puglia ha internalizzato i lavoratori delle cooperative di servizi nelle aziende ospedaliere, la stessa Regione Lazio, con la Legge Regionale n. 4 del 2006, aveva previsto il superamento delle situazioni di precariato nell’ambito delle strutture del servizio sanitario regionale, trasformando i lavoratori del San Andrea da precari legati alle cooperative dei servizi in dipendenti dell’azienda ospedaliera.

Una vicenda ricca di coni d’ombra e sicuramente una priorità per la Giunta che scaturirà dalle elezioni del prossimo 24 febbraio. Secondo Nicola Zingaretti, candidato ad oggi favorito, si dovrebbe procedere all’azzeramento di tutte le controllate regionali e costituire in loro vece un’unica Agenzia. Recentemente questionato sulla problematica, Massimiliano Smeriglio, ex Assessore al Lavoro e Formazione della Provincia di Roma ed attuale responsabile del coordinamento della campagna elettorale di Zingaretti, avrebbe dichiarato che la Giunta entrante si impegnerà innanzitutto in una ricognizione delle funzioni svolte dalle società partecipate della Regione Lazio, al fine di effettuare un accorpamento delle commesse assegnate alle società in-house ed evitare dunque sovrapposizioni con derivanti sprechi di risorse, garantendo al contempo un impegno a tutela degli attuali livelli occupazionali.

La campagna elettorale è un periodo di promesse, si sa. E mentre la dimissionaria Polverini da settembre, mese della sua “caduta agli inferi”, ha nominato oltre 30 dirigenti sfruttando il diritto della Regione su una serie di aziende, agenzie e consorzi da sempre pirateria per le scorribande dei partiti, ai lavoratori delle società in house regionali non sembrano bastare i santi in paradiso.

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