Considerazioni finali sulla campagna elettorale

Il nostro è un gruppo spontaneo di lavoratori, che si è creato all’indomani della ormai famosa “legge di spending-review”, quando il Governo Monti  (sostenuto da PD, PDL e UDC) decise che società come la nostra (Spa pubbliche) dovevano essere soppresse e le attività avrebbero dovuto essere svolte da società private. Successivamente le norme più gravi previste dalla legge sono state accantonate, in vista probabilmente di una loro riproposizione dopo le prossime elezioni nazionali.

Da allora è cominciata la nostra battaglia per la difesa del nostro lavoro: abbiamo cercato di smascherare il comportamento ambiguo delle forze politiche, che, pur se travolte dagli scandali, continuano a proporre nuove esternalizzazioni e privatizzazioni che comportano unicamente lo spreco di denaro pubblico ed il taglio dei servizi. Subito abbiamo lanciato la nostra proposta: l’internalizzazione, unica proposta fino ad oggi che permetta di coniugare la difesa dei posti di lavoro con il risparmio immediato (almeno il 20% dei costi attuali).

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Come dipendenti Lazio Service abbiamo pensato che questa campagna elettorale poteva essere un occasione per portare i temi che ci stanno a cuore al centro del dibattito politico. Per questo abbiamo scritto una lettera apertaa tutti i candidati alla Presidenza, nella quale chiedevamo ai candidati di esprimersi pubblicamente sul futuro delle società partecipate dalla Regione Lazio:

“il tema delle società in-house è un argomento usato e abusato dai vari competitori alla Presidenza della Regione Lazio. Non è cosi per noi che ci lavoriamo e che non vogliamo a nessun titolo, essere parte delle spettacolo mediatico pre-elettorale.”

Successivamente abbiamo lanciato una nuova iniziativa che consisteva nel porre a tutti i candidati Presidente cinque semplici domande:

  1. Che lettura date della Spending Review? E che posizione avete in merito?
  2. Che tipologia di intervento avete in programma rispetto alla problematica delle società in-house regionali?
  3. Che impegno potete prendere sulla difesa dei livelli occupazionali e salariali?
  4. Ritenete opportuno aprire un tavolo di confronto che abbia al centro un processo di internalizzazione dei servizi e di chi ci lavora?
  5. Ritenete opportuno avere un’interlocuzione diretta con il personale delle società in-house della Regione Lazio? Come verranno informati e tenuti in considerazione i lavoratori e i servizi e i cittadini?

Tali quesiti sono stati posti a tutti i candidati, da alcuni candidati abbiamo ricevuto risposte dirette, da altri no, molte delle risposte possono essere comunque dedotte dai programmi elettorali.


Dal momento che ad inizio campagna elettorale Nicola Zingaretti, candidato con il centro-sinistra (PD e SEL), sembrava avere la vittoria in tasca, abbiamo inizialmente concentrato la nostra attenzione su di lui.

Siamo riusciti ad “intercettarlo” durante una sua iniziativa elettorale ed abbiamo ottenuto un incontro con Massimiliano Smeriglio, già Assessore al lavoro in Provincia di Roma ed ora coordinatore della campagna elettorale di Zingaretti.

L’impressione che abbiamo avuto è stata che questi hanno le idee abbastanza chiare in merito al destino della nostra società: innanzi tutto non accettano che molti di noi svolgano funzioni di natura amministrativa, in secondo luogo hanno l’obiettivo di ristrutturare il sistema delle società regionali, ma non hanno nessuna intenzione di procedere alla re-internalizzazione di tutte quelle funzioni, che oggi con un aggravio di costi, vengono svolte dalle società in-house come la nostra. Rispetto alla Spending-Review hanno espresso il convincimento che il prossimo governo nazionale la porterà avanti e loro (Smeriglio appartiene a Sinistra, ecologia e libertà), cercheranno di renderla più equa, ma comunque se sarà legge dovranno applicarla: oggi garantiscono il mantenimento dei livelli occupazionali, a meno che “la legge” non preveda altrimenti…

Le cose che ci ha detto non ci hanno sorpreso più di tanto, poiché sono di fatto desumibili da un punto preciso del programma elettorale di Nicola Zingaretti:

“Attenta riorganizzazione del sistema delle società, agenzie e enti. La funzione delle agenzie e delle società partecipate ha senso solo se il loro ruolo torna a essere quello di strumenti di innovazione e non di semplici centri di spesa esterni all’Amministrazione e, per questo, spesso meno controllabili. Vogliamo in particolare trasformare, ridurre e accorpare le società, gli enti e le aziende della Regione, prevedendo anche cessioni mirate, eliminando le sovrapposizioni e definendo missioni e identità chiare, a partire dal ruolo strategico di Sviluppo Lazio; con i risparmi derivanti da questa operazione vogliamo finanziare progetti per il sostegno ai settori produttivi.”

Rispetto al punto di programma le nostre opinioni sono precise: per quando riguarda la sfida dell’innovazione vogliamo dire a Nicola Zingaretti che siamo pronti a raccoglierla: i lavoratori di Lazio Service e delle altre società in-house regionali, hanno caratteristiche tra cui l’età, il livello di istruzione e la capacità di adattamento, che li pongono all’avanguardia dell’intero “Sistema Regione” per quanto riguarda la capacità di innovazione, l’uso delle nuove tecnologie e lo spirito di servizio. La frase sulle “cessioni mirate” invece proprio non ci piace, perché sottintende uno stereotipo che troppi danni ha già creato alla società negli ultimi anni, cedendo ai privati le attività redditizie e togliendo ai cittadini i servizi gratuiti di cui hanno bisogno.

Passiamo ora ad analizzare le posizioni espresse dal candidato del centro-destra Francesco Storace (La Destra, PDL), innanzi tutto sappiamo che Storace è già stato presidente della Regione Lazio e conosce bene anche la situazione di Lazio Service e quindi da lui ci saremmo aspettati una proposta più completa ed articolata, ci saremmo aspettati anche che avrebbe accettato una interlocuzione diretta con noi. Invece Storace non ci ha proprio voluto incontrare, analizziamo quindi alcune sue dichiarazioni ed i punti del suo programma che ci riguardano.

Rispetto alla spending-review Storace dichiarò all’epoca: “La Destra propone un solo emendamento in questa occasione. Un emendamento che afferma che le regioni in piani di rientro non devono vedere applicata la spending-review. Sarebbe un segnale di dissenso rispetto all’attacco ai cittadini che stiamo fronteggiando; rispetto a quella che sarebbe una ‘spenning’ review, nel senso che spenneranno un intero territorio”, quindi la sua opinione era assolutamente contraria alla legge del governo Monti, la cosa ci fa sicuramente piacere, anche se il richiamo al “piano di rientro sanitario” non ci sembra molto coerente, ben più peso avrebbe avuto proporre un piano di re-internalizzazioni, che consentirebbe alla Regione risparmi immediati per almeno 10 milioni di euro. Oggi nel suo programma scrive comunque:

“Anche le società e gli enti della Regione subiranno una drastica “cura dimagrante”: non avranno più bisogno di una pletora di membri nei consigli di amministrazione. Ne basterà uno per ogni struttura, l’amministratore, soggetto ai controlli di legge da parte della giunta e del consiglio regionale.
Più in generale, avvieremo un “Piano di razionalizzazione” delle società regionali e di riorganizzazione dell’Ente per ridurre gli sprechi e valorizzare al meglio le risorse interne.”

Rispetto a questo rileviamo che già oggi in Lazio Service abbiamo un amministratore unico, rispetto al “piano di razionalizzazione” valuteremo le proposte quando verranno messe in campo, l’unico aspetto sicuramente positivo è dove dice “valorizzare al meglio le risorse interne”, frase che ci indica una attenzione verso i lavoratori che condividiamo sicuramente e che non è presente nel programma di Zingaretti al punto che ci riguarda.

Passiamo ora alla candidata che fa diretto riferimento a Mario Monti: il noto avvocato Giulia Bongiorno, candidata dal centro, anche a lei abbiamo inviato i nostri appelli ma, non avendo ricevuto risposta, analizziamo il suo programma:

“bisogna lavorare per ridurre e razionalizzare i costi dell’Amministrazione. Pensiamo all’inefficiente sistema delle partecipazioni regionali: una vera e propria galassia che genera spese di gestione rilevanti, con irrazionale dispersione di fondi pubblici. La riorganizzazione delle società partecipate sarebbe una riforma a costo zero perché potremmo eliminare oneri inutili e dannose sovrapposizioni di competenze.”

Anche a lei diciamo che “le spese di gestione rilevanti” e “l’irrazionale dispersione di fondi pubblici”, potrebbero essere evitate ricorrendo all’internalizzazione, inoltre rileviamo che quando scrive di “riorganizzazione” e di “eliminazione di oneri inutili” sembra che l’intenzione della sua fazione politica sia semplicemente quella di chiudere la nostra e le altre società regionali, mandando a casa migliaia di lavoratori. Un po’ di chiarezza non avrebbe guastato, il nostro giudizio su questo punto del suo programma è negativo, ci aspettiamo che i partiti che la sostengono (tra cui la lista di Mario Monti), porteranno nel consiglio regionale una posizione molto pericolosa per il nostro futuro.


Dopo aver analizzato le opinioni dei tre candidati espressi dalle tre coalizioni tradizionali (sinistra, destra e centro), passiamo a considerare altre tre candidature che sono espressione di liste minori, ma che comunque potrebbero essere presenti nel prossimo “parlamentino” regionale.

Iniziamo da Davide Barillari, candidato per il movimento “cinque stelle”, ovviamente abbiamo contattato anche lui e ci ha risposto che avrebbe letto le nostre considerazioni, non abbiamo avuto modo di incontrarlo direttamente comunque le posizioni che indica nel suo programma sono abbastanza chiare, nel merito infatti scrive:

“Scioglimento delle società di diritto privato appartenenti alla Regione (cosiddette società “in house”) e affidamento delle loro funzioni direttamente alla Regione. Non approviamo l’utilizzo delle società “in-house” che, assumendo personale senza concorso pubblico, favoriscono i rapporti clientelari dispensando privilegi e favori a danno della spesa pubblica fuori da ogni controllo. Si propone la chiusura e messa in liquidazione di dette società le cui funzioni dovranno essere ricondotte nell’ambito dell’amministrazione regionale. Il personale in esubero di tali società verrà ricollocato, tenendo conto delle competenze maturate, presso gli uffici regionali che subentreranno nelle funzioni ad esse sottratte nei limiti previsti dal patto di stabilità.”

Consideriamo estremamente positivo che il programma di Barillari dica esplicitamente che il sistema dei servizi esternalizzati genera un incredibile aumento dei costi, inoltre si parla di fatto di internalizzazione e ricollocamento del personale presso gli uffici regionali, anche se il riferimento al “patto di stabilità” potrebbe far prevedere dei limiti al numero di assunzioni. L’unica nota stonata, ma che avrebbe bisogno di un ulteriore approfondimento, è il riferimento alla “liquidazione”: può infatti far pensare che alcuni rami d’azienda o attività, possano essere ceduti a privati con tutto il personale che le svolge…

Registriamo anche la posizione espressa da Simone Di Stefano, candidato per la lista di Casa Pound Italia: dopo aver letto la nostra “lettera aperta”, si è dichiarato d’accordo con le nostre posizioni ed ha sottoscritto la nostra raccolta di firme “risposte certe per Lazio Service”. Nel suo programma elettorale non ci sono espliciti riferimenti alle società partecipate regionali, ci sono alcune considerazioni generali riferibili anche al nostro caso, ad esempio: “prima di licenziare un qualunque lavoratore, occorre razionalizzare il sistema piuttosto che distruggerlo”.

Veniamo infine a Sandro Ruotolo, il noto giornalista, candidato per la lista “Rivoluzione Civile”. Con lui siamo riusciti ad avere un breve incontro durante il quale ci ha espresso la sua vicinanza con le nostre posizioni:

“Lazio Service con i suoi 1400 dipendenti è una vera e propria risorsa della Regione Lazio, svolge funzioni importanti nella macchina amministrativa, e ora rischia invece di finire sotto la scure di una spending-review sommaria e priva di logica” ed anche “Noi di Rivoluzione civile proponiamo l’internalizzazione dei lavoratori di Lazio Service nell’organico della Regione Lazio: tagliamo il Consiglio di Amministrazione e teniamoci le intelligenze, le professionalità, le competenze. Tagliamo il carrozzone e le spese che comporta, e teniamoci i lavoratori e il loro know-how”.

Sul suo programma scrive, più brevemente, di coniugare risparmi e tutela dei posti di lavoro:

“Si renderà inoltre necessario procedere a una riforma delle società partecipate, a salvaguardia dell’occupazione ma contro gli sprechi (Cda, appalti a terzi, consulenze, etc.)”

Ovviamente non possiamo che sottoscrivere le parole di Sandro Ruotolo, anche nel suo caso si parla esplicitamente di internalizzazione delle attività e dei lavoratori che le svolgono;


Sappiamo che le parole spese dai candidati in campagna elettorale non necessariamente saranno seguite dai fatti. Consideriamo comunque utile ed importante il lavoro che abbiamo svolto durante la campagna elettorale per il Lazio. Abbiamo cercato di indurre i candidati alla Presidenza a parlare dei nostri problemi e delle possibili soluzioni.

Siamo consapevoli che anche in queste elezioni molti, anche tra di noi, non si recheranno a votare: per l’estrema sfiducia nella classe politica e nelle dinamiche della rappresentanza politico-istituzionale. Questa opzione è ben espressa dal volantino che riportiamo qui e rappresenta l’opinione di alcuni gruppi legati al mondo dell’autorganizzazione sui luoghi di lavoro e nella società; questo volantino in chiusura del nostro discorso sulla campagna elettorale ci serve per dire che qualunque sia l’esito delle prossime elezioni noi saremo ancora qui, consapevoli di dover lottare per difendere il nostro lavoro e consapevoli che solo una organizzazione realmente libera, svincolata dai partiti e orizzontale tra i lavoratori può difendere i nostri diritti.

autorganizzati.lazioservice@gmail.com

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