Dal quotidiano “La Repubblica” del 9 Aprile 2013

AGGIORNAMENTO
Ringraziamo Marcello Degni per aver voluto commentare (qui) il presente articolo del nostro Blog ed in tal modo chiarire le sue posizioni su Lazio Service.

Su “La Repubblica” di oggi 9 Aprile è comparso l’ennesimo articolo di disinformazione che tratta del tema delle società partecipate della Regione Lazio; a firmarlo è Daniele Autieri, che si è avvalso della “preziosa” consulenza del Professore Marcello Degni. Addirittura la nostra società è presentata forzatamente come un “colosso del lavoro interinale”, viene poi criticata l’attività di chi svolge servizio ai piani e di chi lavora nella portineria, come se queste attività non fossero necessarie in un grande ente come Regione Lazio. In generale le attività di Lazio Service vengono complessivamente bollate come “in molti casi di basso profilo che [..] non giustificano il mantenimento di una struttura aziendale costosissima per le casse regionali”.

Sarebbe bastato che il giornalista o l’esimio Professore si fossero letti gli allegati al nostro contratto di servizio (disponibili qui) per sapere quali attività svolgiamo quotidianamente, invece hanno preferito accodarsi ai luoghi comuni imperanti che vogliono i dipendenti delle società partecipate pubbliche come un branco di parassiti nullafacenti.

Le uniche note positive potrebbo venire dal riferimento all’internalizzazione presente nell’articolo: che, come noi diciamo da una vita, consentirebbero il risparmio immediato del 20% dei costi, se non fosse che il Professor Degni ventila questa possibilità solo in riferimento alla Holding “Sviluppo Lazio”, della quale è stato dirigente.

Ricordiamo infine che “La Repubblica” come quasi tutti i quotidiani italiani vive di finanziamento pubblico e ci chiediamo fino a quando i soldi delle nostre tasse debbano essere utilizzati per far scrivere articoli zeppi di inesattezze e pregiudizi come questo.

  • Scarica (qui) l’articolo de “La Repubblica”.
  • Scarica (qui) uno studio di Marcello Degni del 2011 sul sistema dell “in-house providing” in Regione Lazio, che al contrario dell’articolo succitato, contiene argomenti condivisibili.
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8 thoughts on “Dal quotidiano “La Repubblica” del 9 Aprile 2013

  1. Sono un lavoratore Lazio Service come voi che curate questo blog, ma non ho mai condiviso, in tutta sincerità, le vostre istanze e vi spiegherò il motivo. Ho una famiglia come anche la maggior parte dei colleghi e quindi potrei sembrare un folle nel non abbracciare le lotte per la difesa dei livelli occupazionali della Lazio Service, ma proprio non ce la faccio a difendere una realtà lavorativa totalmente “distopica”. Una realtà dove l’unica regola è la raccomandazione, la scaltrezza, dove non esiste meritocrazia, dove se ti ritrovi ad essere un lavoratore di serie b muori letteralmente a livello professionale e anche psicologico. Voi parlate di competenze, di professionalità, io sinceramente non ne ho mai avuto contezza all’interno dell’azienda, magari sarò stato a contatto con le persone sbagliate, forse cercando qualche figura di rilievo si potrebbe pure trovare, ma l’eccezione conferma sempre la regola. Non dobbiamo scandalizzarci se ci considerano parassiti, perché quello siamo, nel 2012 abbiamo avuto un costo di 66 milioni di euro, per fare cosa? Niente. […]

    • Diamo per buono che sei un nostro collega anche se con le idee poco chiare.
      Ci sono due atteggiamenti negativi tra i lavoratori della nostra azienda; il primo è quello di chi si sente “ben protetto”: ha amici tra i politici che si sono succeduti in Regione negli ultimi quindici anni, è iscritto ad un sindacato solo per farsi garantire favori non dovuti e il suo impegno sul posto di lavoro è ridotto al minimo; il secondo atteggiamento negativo è quello di chi si vergogna per il posto di lavoro che occupa, crede che lavorare in Regione renda “sporchi” e complici di tutte le malefatte che hanno invece come mandanti e autori materiali la mala-politica e la mala-amministrazione, spesso chi ragiona in questo modo sul lavoro si impegna più di quanto gli sia richiesto ma nonostante questo non ottiene nessun avanzamento di livello o di retribuzione, anzi viene spesso denigrato per il proprio impegno dagli “appartenenti alla I categoria” e per questo non se la sente proprio di difendere il loro posto di lavoro (anche se poi è anche il suo).

      Noi crediamo che non ci si debba vergognare di lavorare, stiamo con la coscienza a posto per quanto riguarda il nostro impegno e per questo non permettiamo a nessuno tra politici, amministrazione e mondo dell’informazione di parlare in maniera disinformata della nostra realtà, crediamo che il lavoro pubblico abbia una ragione di esistere ed i servizi che offre, oggi ridotti al minimo, debbano essere estesi. Non abbiamo mai nascosto la veridicità di alcune delle cose che dici, il nostro impegno è proprio quello rendere la Regione un posto migliore, per chi ci lavora e per tutti i cittadini del Lazio.

      • Non capisco se la tua è una critica al blog ed in generale alle iniziative degli autorganizzati, o piuttosto una critica alla Lazio Service.

        In entrambi i casi, qual è la tua proposta, chiudere la società per aggiungere più disoccupati a quelli che già ci sono?

        Migliorare la gestione interna aziendale per offrire un servizio migliore alla cittadinanza, risparmiando risorse economiche?

        Garantire criteri di trasparenza nella selezione e collocazione del personale?

        Ebbene tutte queste cose noi vogliamo ottenerle con l’internalizzazione dei servizi e del personale, sul modello dei “fantasmi” del Sant’Andrea.

        Se segui il blog, sai che i lavoratori di RetItalia, società informatica in house riconducibile al MISE, sono in CIGS, se ci sarà una mobilitazione per salvare il loro posto di lavoro, spero che tu venga a dare un gesto concreto di solidarietà.

    • Se ti consideri un parassita e non sei contento del tuo lavoro dai pure le dimissioni, esiste anche questa opzione… starai in pace con la tua coscienza e contribuirai nel tuo piccolo a ridurre questo “scandalo”.

  2. Allora, partiamo dal numero mastodontico di dipendenti che ormai ha raggiunto la nostra azienda. Siate onesti, quanti realmente svolgono un lavoro concreto? Quanti sono i “protetti”? Tanti, troppi, ai quali vanno aggiunti scusate la franchezza decine di persone che comunque non possiedono alcun tipo di competenze professionali, a prescindere da raccomandazioni o conoscenze. Lo ammetto, sono considerazioni forti, ma in questo periodo di crisi nera forse sarebbe opportuno fare un po’ di pulizia, poi ben venga una seria discussione sul futuro dell’azienda e su una eventuale internalizzazione. La disoccupazione è un dramma che affligge il nostro Paese, ma allo stesso tempo spero che mi diate ragione sul fatto che qui dentro non siamo tutti uguali, se ci sono individui che disprezzano questo lavoro allora tanto meglio che vadano a casa.

    • Le 1400 assunzioni, non sono state una scelta dei singoli lavoratori, ma dei vari dirigenti che negli anni sono passati per Regione Lazio – Lazio Service, che ne sono nel bene e nel male i responsabili.

      Non credo stia a noi semplici dipendenti decidere se siamo troppi o pochi, o chi fa cosa.
      Credo sia meglio concentrare le nostre forze per chiedere un processo di internalizzazione, con Legge Regionale, tenendo conto del quadro normativo nazionale e comunitario, il che significa:
      prove selettive per titoli;
      prove concorsuali;
      chiamata dai Centri per l’impiego.

      Chi vuole ragionare con noi su questo tipo prospettiva è sempre e comunque il benvenuto.

      In ultimo molti disoccupati con cui ho avuto moto di relazionarmi non hanno mai preteso che anche noi di Lazio Service vivessimo il loro dramma, anche perché sanno che la cosa non gli porterebbe nessun vantaggio, al più vogliono forme di reddito garantito, ma questo è un altro discorso.

  3. Volevo precisare che secondo me il processo di internalizzazione dovrebbe essere riferito anche a Lazioservice e non solo a sviluppo lazio (a tutte le aziende in house da liquidare). Credo che Lazioservice non abbia molto senso come società separata in quanto svolge attività che potrebbero essere tranquillamente internalizzate.nella regione (risparmiando se non altro il 21 per cento di IVA) Credo anche che sia, come molte strutture pubbliche non solo nel Lazio, ridondante nel personale, anche se ovviamente le assunzioni, anche clientelari, non solo responsabilità dei lavoratori, ma del policy maker, che nel lazio è stato pessimo sotto questo (ma anche altri) profili. Il Lazio è l’unica regione in Italia che ha una banca (BIL) e una azienda come Lazioservice. Due anomalie che andrebbero eliminate. L’inserimento dei dipendenti nella regione avrebbe un effetto positivo perchè abbasserebbe l’età media dei dipendenti (quelli delle società sono più giovani di quelli reguonali). E’ un processo non semplice per la diversità dei contratti di lavoro delle diverse aziende regionali, ma sarebbe utile avviarlo. Un trattamento diversificato si dovrebbe avere per i dirigenti, che assorbono una quota significativa della spesa per il personale. Per loro si potrebbe pensare ad una ricollocazione sul mercato, a meno che non servano alla regione.
    Marcello Degni

    • Grazie a Marcello Degni per questa frase: “le assunzioni, anche clientelari, non sono responsabilità dei lavoratori, ma del policy maker”, ci sembra un punto importante da condividere con i nostri colleghi.
      Inoltre lo ringraziamo per la precisazione riguardo all’internalizzazione: “Lazioservice […] svolge attività che potrebbero essere tranquillamente internalizzate nella Regione (risparmiando se non altro il 21 per cento di IVA)”, sembra di sentir parlare un AUTORGANIZZATO !!

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