Pubblico o privato? Quale futuro per i lavoratori Lazio Service?

È ora di prendere una direzione precisa nella riforma delle società partecipate e degli enti pubblici, perché una cosa o è pubblica o è privata e l’amministrazione regionale fino a prova contraria è pubblica!

La settimana scorsa abbiamo partecipato ad un incontro organizzato da Claudio Antoni, un nostro collega di Lazio Service nonchè membro della segreteria della federazione romana del PSI, presso la sede dell’associazione “Forum terzo millennio”, il titolo dell’incontro era “Spending-review, società in-house. Quale futuro per i lavoratori?”.

Il tema era quindi della massima importanza per noi, lavoratori di una società in-house sottoposta alle restrizioni della spending-review; l’importanza dell’incontro era evidente anche dagli ospiti che avevano dato la loro adesione: c’erano i consiglieri regionali Marino Fardelli (UdC) e Gianluca Quadrana (Lista Civica Zingaretti), c’era Daniele Fichera (PSI) già consigliere ed assessore regionale durante la giunta Marrazzo, inoltre è intervenuto il segretario responsabile della UIL/FPL del Lazio Sandro Biserna.

Inizialmente è stata ricostruita la vicenda dell’ultimo anno, partendo da quando il governo di Mario Monti promosse la spending-review, passando per il ricorso presentato da Renata Polverini (su cui la corte costituzionale si pronuncerà a breve), fino ad arrivare alla legge di bilancio di Nicola Zingaretti e al decreto “del fare” del governo Letta che sposta di 6 mesi i termini dello scioglimento/alienazione delle società in-house.

Rispetto al ricorso presentato da Renata Polverini contro l’art.4 della legge 135/2012 (le legge di spending-review, voluta da Monti). Se il ricorso non dovesse essere accolto dalla Corte Costituzionale saremmo di nuovo nei guai e l’ipotesi di scioglimento/alienazione di Lazio Service prenderebbe di nuovo corpo. Speriamo che invece la Corte accolga il ricorso della Polverini e le nostre attività siano salvaguardate e valorizzate e che sia sancito che le società partecipate sono di esclusiva competenza della Regione.

A questo proposito continua a non essere giustificato il coro “siamo tutti salvi” che continuamente ripetono i nostri sindacalisti e i nostri vertici aziendali, un coro intonato più che altro per nascondere la loro totale mancanza di iniziativa.

Tornando all’incontro dobbiamo ringraziare i due consiglieri presenti per le parole spese a difesa del lavoro dei dipendenti di Lazio Service e delle altre società in-house, parole che almeno in una occasione si sono trasformate in atti concreti e ci riferiamo all’emendamento presentato da Fardelli, per escludere Lazio Service dalla spending-review regionale.

Ma l’aspetto più importante emerso durante l’incontro e che è stato sottolineato ripetutamente anche dagli interventi dei lavoratori è che la nostra vicenda non ha ancora avuto la svolta decisiva di cui ha bisogno. Perché, è bene che si sappia, di spending-review ce ne saranno altre: il governo Letta ad esempio nel suo decreto “del fare” ha previsto la razionalizzazione dei “data center” pubblici con la conseguente ipotesi di chiusura o ridimensionamento per molte delle società in-house che si occupano di informatica per i ministeri e per le pubbliche amministrazioni locali.

I consiglieri ci hanno dato la loro solidarietà e speriamo che questa possa trovare ancora il modo di concretizzarsi ora che in consiglio dovranno approvare un piano di riordino per le società partecipate regionali: continueremo a richiedere la massima trasparenza da parte loro e da parte della Giunta!

Infine ci siamo lasciati con loro con la disponibilità a creare presso il consiglio regionale un “tavolo tecnico” dove affrontare i problemi della spending-review e delle soluzioni possibili, vedremo se ci sarà data questa opportunità.

Invece il consiglio che ci sentiamo di dare ai nostri colleghi, dopo un anno di mobilitazione, è sempre lo stesso: non credere nelle voci rassicuranti e nelle belle parole, credere solo nei fatti concreti e soprattutto non smettere mai di lottare e di fare informazione, non smettere mai di fare domande a chi ci deve delle risposte! Costringere le forze politiche e sindacali a parlare del nostro futuro lavorativo. Costringere le forze politiche e sindacali a scegliere: se le attività che svolgiamo sono in gran parte servizi di natura amministrativa, queste attività sono PUBBLICHE o PRIVATE? E di conseguenza devono essere svolte da soggetti PUBBLICI o PRIVATI? Noi una risposta l’abbiamo e la risposta è che tutti quelli che svolgono attività amministrativa devono essere tutelati sul piano del loro rapporto di lavoro, non siamo dipendenti privati che devono rendere conto solo al loro padrone, siamo dipendenti pubblici che devono rendere conto del proprio lavoro di fronte a tutti quelli che pagano le tasse, davanti ai cittadini che continuano a chiedere un miglioramento dei servizi pubblici e non la loro privatizzazione a vantaggio delle grandi aziende private!

Non ci stiamo a passare noi per i dilapidatori delle casse pubbliche, quando è sotto gli occhi di tutti che l’origine del problema è proprio nell’intreccio perverso tra pubblico e privato dove al pubblico restano solo i debiti ed i profitti sono tutti per i privati!

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