Scampato pericolo? Forse…

Dopo la pausa estiva facciamo un breve riepilogo:

Il 7 Agosto 2012 la legge 135, detta Spending Review, viene approvata e con essa il famigerato articolo 4 che prevedeva la messa in liquidazione o privatizzazione di società pubbliche.

In data 16 Ottobre 2012, è stato depositato il ricorso presso la Corte Costituzionale;  R.G.145/2012.

Il 22 Novembre 2012 le Rappresentanze sindacali hanno preso atto dello studio condotto dalla Regione sulle Società e condiviso le risultanze dello stesso; tramite specifico accordo.

Il 5 Dicembre 2012, la giunta Polverini produce l’atto n. 552, “analisi ricognitiva con riferimento alle Società controllate, direttamente o indirettamente, dalla Regione Lazio”; che per essere esecutiva deve essere “inviata alla Sezione regionale di controllo della Corte dei Conti per il controllo di legittimità; e la pubblicazione della deliberazione sul Bollettino ufficiale della Regione Lazio è subordinata all’esito positivo del controllo”.

Ebbene, ad oggi la deliberazione n. 552 non è stata pubblicata sul BURL; dunque è da ritenersi un atto nullo, così come l’accordo sindacale che prevedeva la dismissione di alcuni servizi strumentali quali autoparco, portineria, manutenzione con relativa ricollocazione del personale impiegato.

Il 12 Marzo 2013, inizia ufficialmente il mandato della nuova giunta Zingaretti e tra i primi atti c’è la proposta di legge n. 9, il cui iter inizia il 16 Aprile 2013 e che specificatamente all’articolo 23 recepiva la Spending Review, dimenticato di inserire al comma 3 l’unica scappatoia per salvare la Lazio Service.

La versione definitiva del 28 Giugno 2013, per fortuna all’articolo 24 accoglieva un emendamento del consigliere UDC Fardelli, che almeno metteva una toppa alla dimenticanza della Giunta.

Il 16 Luglio 2013, con sentenza n. 229 la Corte Costituzionale “dichiara l’illegittimità costituzionale dei commi 1, 2, 3, secondo periodo, 3-sexies ed 8 dell’art. 4 del decreto-legge 6 Luglio 2012, n. 95 (Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini), convertito, con modificazioni, dalla legge 7 Agosto 2012, n. 135, nella parte in cui si applicano alle Regioni ad autonomia ordinaria”.

Dunque si è partiti dal 7 Agosto 2012 per arrivare al 16 Luglio 2013, il tutto per non cambiare nulla.

Nello stesso tempo però il Governo Letta, all’articolo 3 del Decreto Legge 31 Agosto 2013, n. 101 prevede la mobilità tra società partecipate in caso di esubero di personale, il tutto condito da una retorica campagna propagandistica contro i lavoratori e lavoratrici delle in house definiti “furbetti che non vogliono fare concorsi”, come se fossimo stati noi a creare le in house, quando invece le hanno create e usate proprio quei signori che oggi ci fanno la predica.

Infine sempre il Governo Letta, si sta prodigando per cambiare la seconda parte della Costituzione; certo ad oggi non ci sono ipotesi concrete sul campo, ma va da se che un cambio radicale del titolo V, renderebbe di fatto inefficace la sentenza n. 229.

Fatto il riepilogo, ci viene spontanea una domanda, ma se la Corte Costituzionale non dichiarava illegittimo l’articolo 4, che fine avremmo fatto?
I sindacati ci hanno detto che con l’accordo del 12 Novembre 2012, ci hanno salvato il posto di lavoro, ma di quell’accordo non c’è più traccia e i suddetti servizi strumentali da dismettere li stavano e li sono rimasti.

La giunta Zingaretti, sulla gestione delle in house è partita in quarta mettendola tra le priorità, prevedendo tra l’altro “dismissioni mirate”.
Nei fatti, tra un annuncio e un altro (vedi l’agenda per la semplificazione) le vere intenzioni della nuova Giunta sono tutt’altro che chiare, e ci ritornano in mente le preoccupazioni espresse il 25 Giugno dai consiglieri regionali Fardelli (UDC),  Quadrana (Lista Civica) e l’ex assessore Fichera, che invocavano la Corte Costituzionale, quasi come ultima spiaggia.

La storia non si fa con i se o con i ma, e certamente ci si può rispondere che la sentenza 229/13 è un fatto e dunque la Regione Lazio, non ha più l’obbligo di chiudere o vendere le società partecipate anzi, probabilmente lo scenario più verosimile è che alla fine rimanga tutto così com’è; ma ciò non può farci riflettere sul fatto che il baratro è stato molto vicino, e che molte voci erano strumentali a tenere gli animi calmi.

Tanto per non essere evasivi, che fine hanno fatto le Agenzie Regionali che dovevano assorbirci trasformandoci in dipendenti pubblici? Non si poteva affrontare il tema dell’internalizzazione in maniera seria come chiedevamo noi?
Non era tutto pronto entro l’estate appena trascorsa?
Ma una assemblea sindacale proprio no?

per un assemblea sindacale2_autorg2012

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